A tu per tu con la leggenda

La religiosa attesa addolcita dalle fragole con panna, l’avvio in salita, la prima interruzione per pioggia e l’incontro con Clerici, il miracoloso recupero e l’abbraccio con uno sconosciuto tifoso inglese sul punto che regalò il quinto…il mio racconto di Wimbledon 2008

Se pensare di varcare la soglia dell’All England Club può essere per un appassionato di tennis un desiderio prima o poi realizzabile, pensare di farlo nel giorno in cui è in programma la finale maschile di Wimbledon lo è già un po’ meno. Se poi nella finale si affrontano il numero 1 e 2 del mondo e uno dei pretendenti al titolo è il tuo giocatore preferito di sempre, allora siamo davanti a qualcosa di unico e indimenticabile.

All’alba di sabato 5 luglio 2008 un volo low-cost Bergamo-Londra mi proietta nell’atmosfera cool e glamour che solo questa meravigliosa città è in grado di offrire.

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L’appuntamento è fissato per le 14 al gate numero 5 di Church Road. Entro in un gabbiotto senza fare code che già mi sembra un privilegio e quando faccio il mio nome l’incaricata mi mette di fronte a una macchina fotografica. In meno di due minuti il mio facciotto è stampato su un pass grazie al quale potrò accedere al ground, praticamente tutta l’area di Wimbledon, compresa la famosa Henman Hill e 16 campi periferici, per il Centre Court bisognerà organizzarsi all’italiana anche se gli inglesi sono tosti per tradizione.

Ho sempre considerato questo posto come il Tempio Sacro del tennis, mi muovo con discrezione, estasiato alla vista dei primi campi verdi e anche se spelacchiati dopo due settimane di tortura, sentirne il profumo d’erba è un’esperienza sensoriale.

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Lasciato sulla destra l’ingresso principale del Centre Court costeggio l’edificio e imbocco il vialetto che piegando verso sinistra porta alla Henman Hill. Prima però è tempo di infilarsi su per le scale dell’impianto dove sta andando in scena la finale del torneo femminile, il derby tra le sorelle Williams, Venus vs Serena. Arrivato in cima attendo con pazienza che il gioco si fermi per chiedere alla guardia del servizio d’ordine la cortesia di farmi scattare una foto dall’interno. La guardia è gentile e mi fa accomodare, please.

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Provo una sensazione di stupore, sembra di stare affacciato da un balcone direttamente sulla storia e sulla tradizione di questo sport, tutto è luminoso, complice la bellissima giornata, tutto è in perfetto ordine, sobrio, in una parola, magico.

Dò un occhio al punteggio sul tabellone, Venus conduce 5 a 4, time, il gioco riprende, ringrazio la guardia e torno al mio posto. Sulla parete di fronte un poster gigantesco  ritrae il progetto della copertura che dal prossimo anno garantirà lo svolgimento degli incontri sul Centrale anche in caso di pioggia, ergo avremo sempre la finale maschile di domenica, la variabile meteo non è più contemplata.

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Nel frattempo si è fatta l’ora di incontrare il mio benefattore, l’uomo grazie al quale mi sono precipitato quì una volta avuto il suo via libera.

Stefano M. mi attende in fondo alla scale che portano allo studio televisivo dal quale lavora.

La chiacchierata è piacevole anche perché si parla delle nostre passioni, il tennis e il giornalismo, lui ne ha fatto una professione, io no, ma una passione è pur sempre tale e va assecondata anche se nella vita si è intrapreso un altro percorso.

Da persona cortese qual’è Stefano all’improvviso mi chiede

Ti andrebbe di visitare il nostro studio?

Non me lo faccio ripetere e per la seconda volta nel giro di pochi minuti mi trovo a strabuzzare gli occhi dalla meraviglia.

Da perfetto padrone di casa Stefano mi introduce ai colleghi che stanno lavorando per intervistare quella che nel frattempo si è laureata campionessa di Wimbledon per il secondo anno consecutivo, Venus. Poi è la volta di un altro personaggio familiare a me caro, anzi carissimo, il buon Massimo M., molti di voi lo riconosceranno nella foto anche se ne conoscono più facilmente la voce.

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Niente male come primo giorno, mi addormento cullato da uno speciale in tv sulla Coppa di Wimbledon, chissà a chi la consegnerà domani il Duca di Kent.

Domenica 6 luglio, il tempo è un po’ nuvoloso, un classico per Londra.

Arrivato a Church Road iniziano a cadere le prime gocce, anche i campi secondari vengono coperti dai teloni.

Poi fa capolino il sole, un classico pure lui e con il sole ci si scalda un po’ tutti, Rafa Nadal in particolare.

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Di Roger Federer nemmeno l’ombra, qualcuno giura di averlo visto, qualcuno mormora che si è allenato su un campo all’esterno di Wimbledon, sta di fatto che la sua entità rimane astratta dal contesto rispetto al rivale spagnolo.

Lo vedremo materializzarsi sul Centrale più tardi, si ma a che ora?

La finale è in programma per le 14 ore di Londra, ma Radio Wimbledon ha già annunciato che ci sarà uno slittamento di mezz’ora. Ne approfitto per gustarmi le celeberrime fragole con panna che qui sono un must prima di accomodarmi sulla Henman Hill e godermi l’avvicinamento alla finale sul maxi-schermo.

C’è grande attesa e grande equilibrio per la sfida annunciata come la madre di tutte le partite. E’ la sesta finale Slam tra Federer e Nadal e il bilancio è composto da due vittorie per il primo, tutte quì a Wimbledon e tre per il secondo, tutte sulla terra di Parigi, l’ultima lo scorso 8 giugno, ed è stato un massacro.

Finora nessuno dei due è riuscito a vincere in “casa” dell’altro, ma Nadal ha dimostrato grandi miglioramenti e si è avvicinato tantissimo al Federer su erba strappandogli un set in finale nel 2006 e due nella finale 2007 quando andò ben due volte 15-40 sul servizio dello svizzero al quinto.

Si gioca per la storia, il sesto Wimbledon per Roger, mai nessuno ci è riuscito, o il primo per Rafa.

Smette di piovere e alle 14.35 il match può avere inizio.

Il primo punto è l’emblema di quello che ci attende, quattordici colpi di un’intensità straordinaria e dritto lungolinea vincente di Nadal, gli spagnoli assiepati sulla collinetta esultano numerosi.

Al terzo game arriva il break decisivo del set che si chiude sul 6-4 in 48 minuti. Ne basteranno altrettanti allo spagnolo per vincere anche il secondo con lo stesso punteggio.

Federer soffre maledettamente Nadal, questa è la verità inconfutabile dopo i primi due set e dopo la finale del Roland Garros. Rafa lo mortifica, gli toglie i tempi di gioco, rimanda tutto dall’altra parte, rompe i suoi schemi.

Non ce la faccio a stare quì seduto inerme a vedere il mio campione così in difficoltà.

E’ ora di mettere alla prova l’inflessibilità degli inglesi, sono a due passi dal Centrale, se sofferenza deve essere voglio toccarla con mano, sentirla dal vivo dell’azione.

Rompo gli indugi, risalgo le scale del Centre Court e mi piazzo davanti a uno dei tanti ingressi che circondano il terreno di gioco. La guardia di servizio ne ostruisce la visuale ma con un pò di pazienza ce la si può fare.

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Dal vivo è tutta un’altra cosa. Chiudo gli occhi. Il rumore della pallina che esce dalla corde della racchetta di Roger è pura armonia, è sweet swing, è una frustata liquida, ritmata.

L’impatto di Rafa è decisamente più possente, più potente, intimidisce.

Passano i minuti e Roger lentamente, a poco a poco, ritrova il suo tennis, inizia a danzare sull’erba, trova più spesso la rete, ma sul 5-4 la pioggia impone a tutti di andare a prendere un tè, d’altronde sono le 17 in punto.

Scendo nel vialetto, ho bisogno di far sbollire la tensione. E’ qui che faccio l’incontro con lo scriba, Gianni Clerici, che insieme a Rino Tommasi sta commentando la finale in diretta tv. Passo veloce, zainetto in spalla, mi affianco per complimentarmi con lui e al momento della stretta di mano mi dice

Ah è venuto anche lei ad assistere alla sconfitta dello svizzero?

Ma come? Abiti in Svizzera, ti sei sempre professato amante del bel gioco di Federer e non mi concedi nemmeno la speranza di una rimonta? Uomo di poca fede o saggezza di giornalista che ne ha viste e commentate tante?

Alle 18:10 Federer e Nadal tornano in campo ed è subito tie-break, lo vince Roger per 7 punti a 5.

C’è vita oltre che speranza.

Il quarto set scorre via sul filo dell’equilibrio, nessuno arretra di un millimetro, ma la buona notizia è che Federer è tornato in partita, si va al tie-break, di nuovo.

Nadal sale 4-1 e 5-2 con due servizi a disposizione, ma sul più bello si smarrisce, commette un doppio fallo, si offre alla risposta dell’avversario senza la consueta cattiveria e in men che non si dica Roger si ritrova 6-5 a proprio favore.

Accenni di umanità da parte dello spagnolo che però riesce a ribaltare ancora una volta la situazione e a portarsi a un solo punto dalla conquista del torneo sul 7-6.

Federer annulla il match point con un servizio vincente, 7-7

Lo scambio successivo viene chiuso con uno straordinario passante di dritto da parte di Nadal che colpisce in allungo e in precario equilibrio dopo il profondo attacco di Federer. 8-7 Nadal e secondo match point della partita, questa volta con il servizio a favore.

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E’ qui che viene fuori l’immensa classe di Roger Federer.

Messo all’angolo da un attacco in diagonale a uscire, lo svizzero impatta di rovescio, il colpo meno sicuro del suo repertorio,  mandando la pallina a morire all’incrocio delle righe. E’ 8 pari.

Esplodo in un c’mon urlato a squarciagola e mi ritrovo abbracciato a un tifoso inglese che come me ha bisogno di lasciare andare la tensione accumulata.

Ma non è finita. Sul colpo successivo Federer si apre bene il campo per poi chiudere con un dritto vincente e si guadagna nuovamente la palla del set, che chiude con un servizio vincente. E’ di nuovo abbraccio con il tifoso. La finale di Wimbledon 2008 verrà decisa al quinto set.

Mi precipito giù per le scale, ho bisogno di prendere ossigeno, poi torno su.

Sul 2-2 e 40 pari c’è una nuova sospensione per pioggia, sono le 19:50 e si è giocato per quasi quattro ore, ma quando finisce, se finisce?

Quando si torna in campo, mezz’ora dopo, preferisco rimanere giù, non ce la faccio più a guardare, passeggio nel vialetto semideserto lungo tutto il perimetro dell’edificio.

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Non sono nervoso, ma in una sorta di trance meditativa. Ci esco per un istante soltanto quando su uno dei tabelloni elettronici che riempiono l’impianto appare il punteggio di 30-40 sul servizio Nadal con Federer in vantaggio 4-3.

E’ un attimo, penso

eccolo, è il momento che aspettavo

trattengo il respiro, ma è tutto inutile, 40 pari e di lì a poco 4 pari.

Dal rumore del pubblico capisco che si va avanti sul filo dell’equilibrio fino a quando un urlo più fragoroso mi travolge, seguito dagli incitamenti a Rafa, è arrivato il break, ora toccherà allo spagnolo servire per il match.

Ancora urla, incitamenti ora per l’uno ora per l’altro, “non è finita”, poi il boato, lungo, travolgente, definitivo. Capisco che abbiamo perso.

Alle 21:15 Rafa Nadal chiude gli occhi e si sdraia esausto sul campo di battaglia, ha compiuto l’impresa di battere Roger Federer a Wimbledon.

Sono già per strada, sulla via del ritorno le luci del tramonto londinese all’orizzonte fanno da sfondo al mio stato d’animo diviso a metà tra la magia a cui ho assistito e la delusione per l’abdicazione del Regno, ma quel che è certo è che oggi si è iniziato a giocare per la storia e si è finito con lo scrivere la leggenda.

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Sono trascorsi dieci anni da quella finale, ancora considerata da molti la partita del secolo. Roger Federer e Rafael Nadal continuano incredibilmente a dominare la scena del tennis mondiale. Una rivalità senza uguali nella storia di questo sport in cui l’uno ha avuto bisogno dell’altro per crescere e migliorarsi e allungare la propria carriera fino a raggiungere vette impensabili, spostando in là ancora una volta il limite del tramonto.

 

 

 

 

 

 

Autore: massimilianoconiglio

Fin da piccolo scrivere di sport è stata la mia passione, amo lo sport a 360° ma non sono un sedentario tutto divano e scrivania, adoro il tennis e pratico regolarmente il running che uso come pretesto per viaggiare

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